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| OGNI SETTIMANA CONSOLATA L´UNICA VOCE OLTRE IL CORO |
| La Repubblica - Sabato, 4 Novembre 2006 |
Padre Antonio Rovelli
presenta la Scuola per l´Alternativa
È certamente una voce fuori dal coro. Ce n´è bisogno,
specie quando il coro canta melodie supinamente
rassicuranti. Una voce che si fa sentire da sei anni
in via Cialdini 4, nel grande salone dei Missionari
della Consolata. Si chiama «Scuola per l´Alternativa»,
un punto di incontro ma anche uno sguardo sui problemi
del mondo, un antidoto alla malattia del
provincialismo che negli ultimi tempi sembra tornata
ad attanagliare Torino. Mentre la città si accapiglia
sullo «scippo» dell´Expo, in via Cialdini si discute
di «Decostruzione e decrescita, le offerte per una
nuova narrazione del vivere sociale». Docenti, il
sociologo Marco Revelli e il meteorologo Luca
Mercalli. Un ciclo di incontri con cadenza
settimanale, dal 6 novembre all´8 gennaio, per capirne
di più sul precariato, sull´immigrazione e anche sulle
tante piccole azioni quotidiane che possiamo compiere
per invertire la corrente del consumismo e salvare un
pezzo di natura. Dal 29 gennaio inizierà invece il
ciclo di appuntamenti curati dal professor Alfredo
Mela sullo sviluppo urbano e la partecipazione nei
quartieri di Torino.
Padre Antonio Rovelli e Luca Graziano sono i due
animatori della scuola. Padre Antonio porta nel
progetto tutta la carica umana di chi, come molti
missionari, ha vissuto in prima persona i drammi del
mondo ed è abituato a ragionare su dimensione
planetaria. Gente che considera la rivolta di Seattle
qualcosa di più serio di una moda alternativa e di un
paio di jeans con il taglio sul ginocchio. «L´idea
della scuola - racconta padre Antonio - è nata proprio
all´indomani di Seattle. Quando è stato chiaro che
anche nel nostro ricco occidente era possibile fare
qualcosa per mettere in discussione le logiche delle
grandi istituzioni finanziarie mondiali, dal Wto al
Fondo monetario. Per far emergere un´idea alternativa
di sviluppo che non fosse basata sui rapporti
bilaterali, e per questo inevitabilmente sbilanciati,
tra ogni singolo paese ricco e ogni singolo paese
povero». Questioni, avvertono i promotori della
scuola, che ci toccano da vicino ben più di quanto
possiamo credere. Dalla scelta dei prodotti al
supermercato alla bolletta energetica di ogni singola
famiglia.
Negli ultimi sei anni la «Scuola per l´alternativa» ha
fatto registrare un continuo aumento di pubblico. Un
po´ perché è una finestra aperta sui problemi del
mondo, un po´ perché è un luogo non ideologico, una
delle rare occasioni in cui la discussione non parte
da pregiudizi e dogmi indimostrabili. Per questo può
accadere che i relatori provengano da culture e
tradizioni del tutto diverse tra di loro: «L´unico
requisito che ci interessa - dice padre Antonio - è la
capacità di avere uno sguardo critico sulla realtà, la
possibilità di interloquire con persone che offrono
una lettura non scontata del mondo che ci circonda. E
si preoccupano di quel che avviene fuori dalla nostra
piccola città».
Sarebbe dunque sbagliato dare un marchio politico nel
senso tradizionale all´iniziativa. Non siamo in
Mission, il film sulla rivolta dei gesuiti nelle
missioni spagnole del Sudamerica. Il pubblico che
frequenta via Cialdini è un inedito mix di giovani e
anziani, professionisti e disoccupati, intellettuali e
persone semplici. Il successo dell´iniziativa dimostra
invece quanto bisogno ci sia a Torino di occasioni per
ragionare in grande, per abbandonare il cliché della
città che si rassicura sentendosi al centro del mondo
mentre non ne è che una piccolissima parte. Una scuola
di mondo insomma, ma anche una scuola di vita, per non
trovarsi impreparati ed essere costretti a cercare
sulla carta geografica dei drammi del pianeta la
provenienza delle decine di migliaia di immigrati che
si presentano come problema nei quartieri del centro
storico. Per conoscere in anticipo, prima delle
proteste dei comitati di commercianti, da quali guerre
e da quale sfruttamento fuggono coloro che affollano i
phone center della città.
Paolo Griseri
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